Difficile commentare una sconfitta del genere, in una partita che per almeno un paio di settimane abbiamo sognato che il Lecce potesse vincere o comunque anche pareggiare, imponendo la propria identità di squadra e le proprie ambizioni, dando di conseguenza quel segnale di continuità che da tempo viene auspicato, ma che purtroppo nella realtà non dura più di due/tre partite di fila. In parte sarebbe stato anche un modo per riscattare le recenti figuracce delle ultime due stagioni, invece nulla: peggio di sempre, per i colori giallorossi lo Zaccheria è stato e resta per l’ennesima volta teatro di una debacle, sia per la gara in sè che per le sorti della stagione.

Un 3-0 che lascia spazio a pochi dettagli di giudizio, se non quello che la squadra di Padalino (come lo stesso tecnico ha riconosciuto in conferenza stampa post-partita) ne esce ampiamente ridimensionata, non solo nei confronti del Foggia (che ieri per fortuna si è anche fermato, altrimenti sarebbe stata un’umiliazione), ma anche e soprattutto nei confronti di se stessa. La partita di ieri ha evidenziato sicuramente dei limiti tecnico-tattici, specie nel centrocampo che quanto pare non può prescindere da Mancosu, ma specialmente a livello di personalità.

È evidentemente che il problema maggiore di questa squadra è l’approccio psicologico ad un certo tipo di partite, cioè gli scontri diretti e/o quelle partite che possono significare il definitivo salto di qualità. Infatti, non può essere un caso che contro le due squadre sulla carta giudicate piu’ forti come lo sono il Foggia ed il Matera, la squadra di Padalino abbia toppato sotto tutti i punti di vista. Anche perché, se così non fosse, vorrebbe dire che i numeri complessivi maturati dal Lecce in classifica sarebbero completamente bugiardi; ma questo ovviamente è difficile da pensare dopo 30 giornate di campionato.

Detto questo, è giusto prendere atto dell’inferiorità evidentemente dimostrata al

cospetto dei rossoneri, che in senso assoluto ci potrebbe anche stare, ma certamente non va bene dimostrarla a priori come la squadra ha dato l’impressione di fare, e soprattutto dare segnali di resa a posteriori come quelli apparentemente dimostrati dalle parole del tecnico nel canonico commento di fine gara. Almeno fino a che ci saranno i punti a disposizione per poterci credere.

Questo, in sostanza, credo sia stato il motivo principale del “dito puntato” contro Padalino da parte della maggior parte dei tifosi, compresi gli ultras, che difficilmente prendono una posizione così netta in ambito tecnico, a meno che non ci sia la netta percezione che qualcosa sia effettivamente sfuggita di mano.
Naturalmente spetta alla società stabilire quale sia la decisione giusta relativa al momento, progetto rivendicato a parte, perché di sicuro l’ambiente dopo cinque anni di delusioni ha bisogno di vedere una squadra più sicura e consapevole, perché anche in un’ottica play-off questo è un Lecce che allo stato attuale potrebbe vincere, ma anche perdere con chiunque.