Il diluvio di Cosenza di ieri pomeriggio è probabilmente la giusta cornice meteorologica per rappresentare l’epilogo delle ambizioni del Lecce in questo scorcio finale del campionato. Con lo scialbo pareggio senza reti al “San Vito” e la contestuale vittoria del Foggia sulla Paganese (3-1), possiamo ammettere senza troppi giri di parole che la corsa dei giallorossi al primo posto finisce qui. Checchè ne dica il diesse Meluso, ad oggi unico portavoce di Società e squadra ancora in silenzio stampa. Sono oggettivamente troppi i sei punti di ritardo nei confronti dei cugini rossoneri ad altrettante partite dalla fine. Che poi sarebbero sette, perché per via degli scontri diretti a sfavore, Lepore e compagni dovrebbero superare di almeno una lunghezza la squadra di Stroppa per ottenere il pass principale alla cadetteria.

Un’impresa quasi impossibile, soprattutto in relazione allo stato psicofisico diametralmente opposto delle due formazioni. Se da un lato il Foggia non dà minimamente l’impressione di potersi fermare, di contro il Lecce continua a vivere di momenti (più bassi che alti), senza poter dare alcuna garanzia di vittoria in tutte le partite restanti da qui al termine della stagione regolare, anzi. In tal senso la gara di

ieri è più che mai emblematica. Nonostante la reazione di rabbia avuta contro il Fondi “grazie” alla contestazione del pubblico, a distanza di una sola settimana la squadra di Padalino è apparsa totalmente abulica e incapace di avere la meglio di un avversario sicuramente inferiore sulla carta e che per giunta si è limitato a disputare un match ordinato e senza velleità.

Letteralmente inconcepibile per chi si pensa debba lottare per raggiungere la promozione in serie B. Preso atto di dover affrontare i playoff al 99%, al di là delle dichiarazioni di circostanza, se si vuole dare l’ultima speranza ad un ambiente ormai quasi disperato e disilluso; squadra, allenatore e Società devono prendere coscienza che questo non può essere l’atteggiamento giusto per ambire ad un obiettivo di questo tipo, a costo di prendere decisioni drastiche non previste nei registri iniziali, finché si è ancora in tempo.