Al Lecce bastava un punto per raggiungere l’aritmetica certezza di chiudere la stagione regolare al secondo posto, e così è stato. Analizzando la partita in sè si può parlare di un buon risultato perché ottenuto su un campo oggettivamente difficile, contro un avversario dalle indubbie qualità tecniche e che dopo un inaspettato periodo nero che lo ha allontanato dal primo posto, sembra essere tornato sui livelli della prima parte del campionato; ma soprattutto perché i giallorossi hanno giocato metà partita in inferiorità numerica causa la scellerata espulsione di Cosenza. Per questo, al netto degli episodi, bisogna ringraziare anche Perucchini, autore di almeno quattro parate decisive. Da questa partita quasi inutile per la classifica, al di là delle suggestioni imposte dalla matematica, dovevano arrivare soprattutto delle indicazioni sullo stato psicofisico della squadra in ottica play-off, proprio perché di fronte c’era una diretta concorrente. Ebbene, sotto il profilo del gioco e dell’atteggiamento anche questa volta il riscontro non è propriamente dei migliori: uno perché nel complesso questo Lecce dà ancora troppo l’idea di dipendere da giocate individuali avulse dal contesto di gioco, come dimostra il gol del pareggio di Costa Ferreira, due perché non sembra avere la giusta personalità nel gestire i momenti topici della gara quando affronta avversari del suo livello. Personalità che in linea di massima dovrebbe trasmettere l’allenatore, unita magari alla tranquillità di chi è consapevole della propria forza. Prerogativa fondamentale per puntare al salto di categoria tramite gli spareggi di fine stagione, ma che, al momento, pare sia un po’ sconosciuta agli uomini di Padalino. Forse non sapremo mai al cento per cento dove arrivano i limiti del tecnico nel trasmettere queste caratteristiche, o quelli dei calciatori nel recepirle, sta di fatto che in questo ultimo mese la squadra deve lavorare prevalentemente sotto questo aspetto se non vuole dare l’ennesima delusione al popolo salentino.