Forse ci si aspettava qualcosa in più dall’effetto Rizzo, anche se è stato un Lecce indubbiamente condizionato dall’espulsione di Drudi (l’ennesima) dopo soli venticinque minuti di gioco. E poi di fronte c’era una squadra vera che cercava un risultato positivo per qualificarsi ufficialmente ai playoff. Per i giallorossi invece, come è ben noto da qualche settimana, il risultato finale non era qualcosa di determinante, ma piuttosto indice (non sempre però attendibile) di qualcosa sviluppato in campo e propedeutico a quello che si dovrà fare tra una ventina di giorni. Allora, da questo punto di vista si può dire che i giallorossi hanno dimostrato un piglio diverso rispetto alle ultime uscite sotto il profilo caratteriale, lo dimostra il pareggio maturato in inferiorità numerica nel secondo tempo e soprattutto l’attitudine al nuovo sistema di gioco, non tanto per quel che riguarda il modulo, ma l’impostazione, con continue verticalizzazioni, vero marchio di fabbrica dell’ex mister della Primavera. A volte sono riuscite, altre no, ma è già un mezzo miracolo considerando una sola settimana di lavoro del tecnico di San Cesario, con una squadra impostata per otto mesi sul palleggio orizzontale. Per il resto si può solo migliorare, anche se in vista degli spareggi promozione per il nuovo staff salentino ci sarà da dedicarsi ad un corso disciplinare per i difensori, perché per tutti gli elementi del pacchetto arretrato sta diventando quasi una gara a chi colleziona più cartellini rossi, una situazione inaccettabile per la fase finale della stagione, soprattutto se consideriamo che in quella zona del campo ci sono gli uomini contati.