Il Lecce formato trasferta non smette di sorprenderci. I ragazzi di Liverani tornano da Verona con tre punti in saccoccia che valgono un posto sul podio del campionato, ovviamente in attesa di tutte le altre partite. Cosa affatto scontata, visto che si giocava sul campo di una delle favorite per la promozione, per di più reduce da una sconfitta.
Il tecnico giallorosso, ad eccezione di Bovo, conferma in blocco l’undici che aveva stravinto al “Picchi” di Livorno un paio di settimane fa, con Venuti a destra, Petriccione in cabina di regia, Tabanelli mezz’ala e Mancosu trequartista al posto di Falco (out last minute per un affaticamento muscolare, ndr) dietro la coppia offensiva Palombi – La Mantia. Scelta che si rivela azzeccata nella lettura della gara, pur con un avversario diverso per schieramento tattico e qualità degli interpreti.
Tolti i primi 15 o 20 minuti di gioco, dove un po’ per un pizzico di fortuna, un po’ per imprecisione degli avanti gialloblù si è mantenuto l’equilibrio, il Lecce è poi salito in cattedra prendendo completamente in mano il centrocampo e creando continue ficcanti verticalizzazioni che hanno palesato gli affanni della formazione di Grosso.
Prima della zampata di La Mantia all’ultimo minuto del primo tempo, infatti, i giallorossi avevano sfiorato il vantaggio in almeno tre nitide occasioni.
Nel secondo tempo il copione è cambiato poco e la sassata di Mancosu (ancora una volta il migliore dei suoi) più o meno a metà frazione ha messo ancora più in chiaro le sorti del match, senza dimenticare però un paio di interventi decisivi di Vigorito e un goal fortunatamente non convalidato a Pazzini; che poteva indubbiamente riaprire la gara e soprattutto cambiarne l’inerzia psicologica.
Nel finale, poi, quasi tris con Palombi, a tu per tu con il portiere gialloblu’ sulla falsa riga di sabato scorso, ma obiettivamente (forse) sarebbe stato troppo.
Questa volta anche i cambi del mister hanno aiutato la squadra a mantenere un baricentro alto fino alla fine, senza arroccarsi in difesa contro la propria identità, e di fatto subendo molto meno delle partite precedenti.
Possiamo infine dire che la soddisfazione al triplice fischio per questo successo è quasi pari a quella di un trionfo, non solo per quelli che sono gli obiettivi dichiarati dai due club e rimarcati dai commenti degli addetti ai lavori su scala nazionale, ma anche per gli stucchevoli cori a sfondo razziale intonati dalla curva scaligera nei confronti del “blocco” salentino, francamente imbarazzanti dopo quasi vent’anni dall’ingresso nel terzo millennio.

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Matteo Pisacane