Sconfitta troppo pesante, questa, da digerire, nonostante sia soltanto alla seconda giornata. Sì perché in linea generale perdere punti in casa contro una diretta concorrente, specie in questa Serie A, è praticamente un suicidio sportivo. Una neo-promossa sulla carta infatti può pensare di vincere all’incirca 8-9 partite nell’arco dell’intero campionato a voler essere realistici, e sinceramente se già si parte con un handicap di questo tipo la salvezza diventa davvero un miraggio.
La nostra stagione, si era detto, doveva iniziare ieri sera, invece siamo costretti ad attendere ancora due settimane, complice la sosta per le Nazionali, a questo punto benedetta.
Il Lecce purtroppo è mancato un po’ su tutto. La sensazione è che Liverani abbia sbagliato qualche mossa iniziale, su tutte quella di lasciare in panchina il fido Petriccione a beneficio di un ancora spaesato Shakhov e di aver preferito un timido Dell’Orco al buon vecchio pendolino Calderoni. Centrocampo lento e poca spinta sulle corsie, dunque, le chiavi negative del match (emblematiche le sostituzioni), contro un Verona che comunque ha dimostrato di essere più in forma e messo meglio in campo. Per carità gli uomini di Juric sono durati un tempo e malgrado la scialba prestazione, nella parte centrale del secondo tempo i giallorossi stavano creando i presupposti per il vantaggio, pur non tirando mai nello specchio della porta. E questo probabilmente non fa che aumentare il rammarico della sconfitta.
Inutile commentare il gol preso, per giunta dal neo-entrato Pessina (ex figurina giallorossa ai tempi della C), a difesa schierata. Mi limito a dire che dagli spalti in un primo momento ho pensato fosse addirittura gioco fermo dato che Rossettini e Co. erano fermi come dei birilli. Tant’è…
C’è da lavorare tanto per Liverani e il suo staff, sicuramente sotto il profilo atletico per alcuni elementi cardine (vedi Mancosu e i nuovi stranieri), ma anche sotto quello tattico: perché a mio modesto parere il suo 4-3-1-2 in Serie A, con questi interpreti, mostra dei limiti strutturali. Una volta rientrato Farias e con Babacar (?) a mio avviso si potrebbe “azzardare” un 4-2-3-1, forse più idoneo (naturalmente a tavolino) per quelle che sono le caratteristiche dei giocatori in rosa dalla cintola in su.
Non tralasciamo però anche l’aspetto psicologico (sempre fondamentale nel far girare le gambe), perché a Milano malgrado il risultato c’è stata la prestazione, mentre ieri sera è mancata anche quella. Come ad avvertire già il peso della gara. Anche perché in questa fase una settimana in più dovrebbe migliorarla la condizione, o quantomeno lasciarla invariata, non certamente peggiorarla, per giunta con una pari grado.
Il campionato è ancora lungo per carità, ma il registro va cambiato immediatamente, calendario o non calendario, altrimenti il rischio di fare il Benevento o il Frosinone di turno è molto elevato. E sarebbe un vero peccato vista la cornice ambientale che si è creata negli ultimi mesi.