Dopo sette lunghi anni si ritorna nella città dove resterà per sempre indelebile nella storia il ricordo delle gesta dei gladiatori, nello stadio con l’atmosfera più suggestiva dell’intero panorama nazionale.
L’ avversario è uno di quelli da “bollino rosso”, come il maltempo che sta imperversando nella capitale in questi giorni.
Quando si affronta una squadra così forte dal punto di vista tecnico la speranza di una “piccola” è, da quando esiste questo sport, quella di colmare il gap con un migliore approccio ed un pizzico di fortuna.

La sconfitta in Europa League, che ha quasi totalmente compromesso il cammino della compagine biancoceleste nella competizione, in tal senso potrebbe “giocare” a nostro sfavore: potremo trovare sì una squadra stanca, specialmente nel secondo tempo, ma di certo non con la testa altrove.
Partita speciale per il nostro tecnico, che siamo certi spenderà un sorriso nostalgico alla vista di quel centrocampo di cui è stato padrone per cinque lunghi anni.
Il mercato del mattone si sa nella capitale è da sempre molto alto, ed il prezzo da pagare per impossessarsi del fatidico cerchio verde del diametro di 18,3 m. sarà certamente fuori da ogni legge di mercato, anche se per soli 90 minuti (più recupero).
Si spera che, almeno per questa volta, non siano i soldi (intesi come prezzo del cartellino dei protagonisti) a fare la differenza, ma grinta, sacrificio e lucidità, attributi alla nostra portata nelle giornate migliori.

L’ALLENATORE –> Simone Inzaghi. Piacentino, classe 76, è ormai considerato uno dei migliori allenatori in Italia. Passato da calciatore di tutto rispetto, forse oscurato, anche tra le mure domestiche dalle gesta epiche del fratello Pippo, ha ritrovato in quella stessa panchina, incubo di tutti i calciatori in attività, un vero e proprio trampolino di lancio verso l’ olimpo dei grandi.
Chiamato nell’ aprile 2016 a sostituire Pioli, nelle vesti di traghettatore nonostante i 12 punti nelle 7 partite finali di quella stagione, vide spalancarsi le porte della nave biancoceleste come timoniere dopo il naufragio dell’estenuante trattativa con il tecnico argentino “El Loco” Bielsa.
Un’estate davvero loca per Simone in procinto di accasarsi alla guida della Salernitana, seconda squadra del patron biancoceleste.
Considerando le ultime tre stagioni e le carriere dei due tecnici possiamo dire che quel rifiuto abbia fatto il bene della S.S. Lazio, con un gioco a tratti spumeggiante e la conquista di coppa e supercoppa italiana, trofei da lui già conquistati da calciatore con la stessa maglia.

IL MODULO–> più che un 3-5-2 un 3-4-fantasia. Difesa solida con Strakosha Acerbi colonna portante , centrocampo completo dal punto di vista tecnico ed agonistico grazie a Leiva e Milinkovic, con fasce ben presidiate dal veterano Lulic e dall’ ex spallino Lazzari.
Attacco formidabile con Luis Alberto in stato di gr

azia, sua maestà Ciro Immobile ed “El tucu” Correa che negli spazi può risultare devastante.
Questa squadra presenta però anche qualche difetto in fase difensiva. Nei momenti di massima pressione offensiva spesso, quando non si raggiunge la segnatura, sembra eclissarsi in fase difensiva concedendo delle azioni di contropiede che possono risultare decisive ai fini del risultato finale.

GIOCATORE CHIAVE–> Luis Alberto Romero Alconchel, meglio noto come Luis Alberto, classe 1992.
La sua storia calcistica sembra più che altro una storia di vita. È stato uno dei tanti golden boy della cantera blaugrana. Non è stato quel calciatore su cento ad indossare quella gloriosa maglia al Nou Camp, coltivando successivamente il sogno di vestire quella dei reds all’ Anfield Road, magari sbracciandosi dopo un gol sotto la Kop. Nulla da fare, un altro sogno infranto anche dopo una stagione da protagonista in prestito al Malaga.
Nel 2016 viene così svenduto alla Lazio per 5 milioni di euro, con una minusvalenza del 30%. L’inizio non fu dei più confortanti, tant’è che nel febbraio 2017 iniziarono ad aleggiare gli spettri del ritiro per un’autostima ormai in frantumi. Proprio la chiamata di Inzaghi si rivelò invece la sua ancora di salvezza, la sua “seconda possibilità”.
Dopo un finale di campionato con qualche sporadica presenza fu proprio in quell’estate di incertezza del ritiro laziale ad accendersi la fatidica scintilla tra lui e l’ attuale tecnico, stipulando un vero e proprio patto di ferro.
Oggi dopo mille giorni quel patto resta indissolubile ed il metallo sembra essersi ossigenato , come a volte anche la sua chioma, verso tinte più dorate.
Luis Alberto “secondo”, ora uno dei migliori trequartisti moderni del nostro campionato, è certamente uno degli osservati speciali, per tecnica estro ed intelligenza tattica.
Limitare le sue giocate sarà fondamentale ma potrebbe non bastare …forse.