È più bello giocare bene, benissino ma pareggiare o perdere oppure giocare male, malino ma vincere? È l’eterna domanda di tutti i tifosi, gli allenatori e i presidenti. Che poi, parliamoci chiaro, non è che si sia giocato così male. Anzi. Si è giocato da squadra cinica, adulta, che finalmente riesce anche a guadagnare il massimo risultato col minimo sforzo. E pazienza (si fa per dire!) se i 49 arbitri sparsi attorno al campo e davanti ai monitor non abbiano visto i 2/3 rigori. E pazienza (fa parte del gioco) se tutte le televisioni italiane non ci ‘cacano di striscio’, di questo siamo abituati. Ormai non fanno più notizia neanche gli sfottò da parte delle tifoserie più svariate. Stiamo diventando una squadra che è pronta a prenderle da tutti, ma non per questo abbassa la testa. E, come spesso accade, ferita, reagisce e a volte vince. E forse è bello anche così. Perchè essere belli va bene, ma il ‘poverini non vincono mai’ o ‘sono una neopromossa&#

8217; non ci calza più. Noi siamo il Lecce. Quel Lecce di Lorusso e Pezzella (proprio oggi ricorre il 36mo anniversario della loro scomparsa), di Barbas e Pasculli, di Loddi e Montenegro. Il Lecce di Ventura, di Conticchio e Piangerelli, il Lecce di Liverani. Questo siamo e meritiamo rispetto. Perchè ne diamo tanto. E la prossima volta che vinceremo, non sarà per caso.

Andrea Polo