Il “Pasticciotto”: crema, crema e amarena o nutella? Li prendiamo tutti e 3 grazie! Eh sì, a volte ritornano direbbe quel genio assoluto di Stephen King, quel dolce profumo di aver contraccambiato i dolori dell’andata, accompagnato da un vento di bolina fresco e saziante. Il Lecce vince e convince al San Paolo, bisognava tenere botta la prima mezz’ora, e così è stato, per poi imbrigliare le maglie partenopee con un centrocampo giallorosso letteralmente stratosferico. Non cambiano gli interpreti rispetto alla roboante vittoria col Torino, segno che i nuovi arrivati sono in grado sia di far rifiatare chi ha tirato il carro fin d’ora, sia di aumentare in modo esponenziale la qualità del palleggio giallorosso; da sempre abbiamo veduto e creduto che la differenza tra la “liveranità” e il resto del mondo, sia proprio il modo in cui si esce palla a terra da situazioni complicate dettate dal pressing avversario, e questo fattore non può che essere soddisfatto se non da attori che sappiano dare del tu al pallone, poi ci sta che in fase difensiva gli altri siano più bravi più forti e più pagati e qualche rete la prendi anche. Al di là del risultato positivo, mi piace sottolineare la stretta relazione tra l’inserimento concreto e determinante dei nuovi arrivati, e la puntualità con cui invece chi entra dalla panchina riesce a trasformare una virtuale delusione in prontezza di prestazione, indice di una grande umanità dello spogliatoio giallorosso. Chissà come si saranno sentiti i volti nuovi all’arrivo in stazione, chissà quanto soffre chi è costretto dallo stato a tifare dal divano di casa, chissà perché questa città è capace di trasformare un freddo inverno in emozioni caldissime. Smaltiamo la sbornia, siamo solo all’inizio di una dura lotta per non retrocedere, abbiamo appurato di avere le gomme, il motore e l’aerodinamicità giusta, ora non resta che guidare in modo pulito e senza troppe sbavature. Buona colazione amici partenopei!

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Alessandro Leo