Francesco Le Foche, immunologo del Policlinico Gemelli di Roma, ha parlato al Corriere dello Sport del momento che sta attraversando il Paese, parlando anche del match di Champions tra Atalanta e Valencia: “Quel match avrebbe aiutato la proliferazione del virus? Ci sta. È passato un mese da quella partita. I tempi sono pertinenti. L’aggregazione di migliaia di persone, due centimetri l’una dall’altra, ancor più associate nelle comprensibili manifestazioni di euforia, urla, abbracci, possono aver favorito la replicazione virale. Sia chiaro, per “favorire”, intendo un’espulsione di quantità di particelle virali molto alta e a grande velocità dalle prime vie aeree, bocca e naso. Stiamo parlando dell’enfasi collettiva di una partita storica, con molti gol. L’afflato di una tifoseria appassionata come poche. Devo immaginare che a quella partita siano andati quasi tutti, inclusi probabilmente asintomatici e febbricitanti”.

A questo punto, cari lettori, ci chiediamo quale senso abbia avuto garantire ai tifosi della Dea di raggiungere bellamente Lecce per assistere al match di campionato in un momento in cui si stavano già avverando i primi casi di contagio nella zona di Bergamo.