Non vorremmo certamente essere nei panni di chi sarà chiamato a decidere le sorti del Paese in queste ore, e qualcosa ci fa pensare che anche i diretti interessati farebbero volentieri a meno di questo “privilegio”.

Inutile negare che il nostro Paese vive giorni di assoluta difficoltà, con una popolazione che, in parte, non riesce a rispettare le regole imposte dal governo e con tutti i comparti che per un motivo o per un altro palesano degli insistenti mal di pancia. Tra di essi anche il Calcio batte i pugni sul tavolo: eh già, perché non è solo un gioco, ma anche un’industria capace di fatturare tanto, tantissimo, per alcuni forse (a ragione?) troppo. Basti pensare che se il campionato non dovesse riprendere il danno per i club, solo per quel che concerne i diritti televisivi biglietteria e Sponsor vari, si aggirerebbe intorno ai 700 milioni di euro.

Nella giornata di oggi il Presidente della FIGC Gabriele Gravina ha parlato di una probabile ripresa delle attività per il 20 Maggio (ben oltre la data fissata del 2 Maggio fissata solo pochi giorni fa

230;), ma da più parti arrivano messaggi molto chiari: dai giocatori della Roma al Presidente del Brescia Cellino, fino al DT dell’Udinese Marino, non arrivano certo delle dichiarazioni confortanti: dalle loro parole infatti si evince una palese volontà di non riprendere il campionato per la chiara mancanza di motivazioni e di stati d’animo; insomma, volemose bene e avemo scherzato.

Una presa di posizione criticata da chi guarda agli interessi economici dei club ( i più piccoli rischierebbero seriamente il fallimento) ma che non è poi da stigmatizzare così tanto. E’ di oggi la notizia di 1800 trentenni bergamaschi affetti da polmonite: un dato choccante. “Si riprenderà a giocare solo se ci saranno le più totali condizioni di sicurezza” affermano in tanti, ma al momento non si vede bene all’orizzonte una soluzione facile e che possa rasserenare gli animi. Cosa fare, dunque?  Per il momento non ci resta che restare a casa e aspettare…